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Dalì: pittura visionaria, cinema da incubo

Mostra Dalì e il Cinema

Scritto da Margherita, venerdì 03 agosto 2007
.: dove:

Tate Modern, Londra


.: quando:

dal 1 giugno al 9 settembre 2007

Salvador Dalì sul set di Spellbound di Alfred Hitchcock, 1945Primo piano cinematografico: qualcuno incide l’occhio di una donna con un rasoio. In suggestiva alternanza, una nube taglia in due la luna. E’ l’incipit più terrificante nella storia del cinema, seguito da una valanga di associazioni mentali, scene raccapriccianti, atmosfere sature d’angoscia e visioni inspiegabili, capaci di evocare i demoni e le paure dell’inconscio collettivo.

Stiamo parlando di “Un Chien Andalou”, il più celebre tra i film d’avanguardia e corrispettivo filmico del Manifesto del Surrealismo. Sceneggiato e diretto da Luis Buñuel e dal genio imprevedibile di Salvador Dalì, è uno dei pezzi forti della mostra “Dalì & Film”, aperta alla Tate Modern di Londra fino al 9 settembre.

Locandina del film Un Chien Andalou (1929), diretto da Luis Bunuel e Salvador DalìQuesta straordinaria esposizione offre allo sguardo i capolavori di un artista eccentrico e inimitabile, come “Persistenza della Memoria”, ma si possono ammirare oltre cento opere tra quadri, disegni, fotografie e filmati.

Dalì creò alcune delle scene più suggestive del cinema, che a distanza di quasi un secolo mantengono intatto il loro linguaggio fiammeggiante, la potenza figurativa, la forza innovativa e il legame con la psicanalisi.

Salvador Dalì, La persistenza della memoria (1931), Olio su tela, 24x33 cm, New York, Museum of Modern ArtCollaborò con Alfred Hitchcock e Walt Disney nei film “Spellbound” e “Destino”, rispettivamente nel 1945 e 1946. Spellbound, meglio noto da noi come “Io ti salverò”, è impreziosito dalla leggendaria sequenza del sogno, dove fece ampio uso delle teorie freudiane, riprendendo i leit motiv dei quadri.

Dalì contaminò il grande schermo con le stesse tematiche della sua visionaria pittura: la logica non esiste, se non quella dell’incubo; la razionalità è bandita, l’estetismo condannato, morale e religione sono messe alla berlina.

Dal rapporto sinergico tra le due tecniche rappresentative si riesce così a scavare nell’opera dell’artista, in modo da regalare un punto di vista originale.


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2 commenti a “Dalì: pittura visionaria, cinema da incubo”

  1. 3nom1s   ha scritto:
    5 agosto, 2007 alle 17:04

    Dalì è uno di quegliartsti che hanno di più contribuito alla propagazione dell’avanguardia oltreoceano. Peccato per la sua inclinazione alla xenofobia ed al razzismo che personalmente lo ha macchiato. Tuttavia un suo celebre dipinto compare anche sulla testata del mio blog, onore riservato a pochi…

  2. Flo   ha scritto:
    29 ottobre, 2007 alle 00:30

    Ci sono persone nate per Picasso, chi per Monet, chi invece nato per far l’uncinetto, chi per suicidarsi come terroristi…c’è invece chi nasce “Poeta e Pittore e Scultore” senza praticarlo. C’è chi non ha bisogno di disegnare per far vedere che Esiste, c’è chi puo’ decidere di prendere a schiaffi la minima persona che disturba e poi baciarla, c’è chi è frigido da anni e si eccita ad un “Decameron” di Dalì e desidera esser violentato nella Galleria delle sue opere..e che quanso legge l’inizio di una sua massima si immagina e azzecca le parole giuste della fine…C’è tanto da scrivere dire pensare … insomma tanti verbi e tanti soggetti su di lui..una lente d’ingrandimento farebbe nuotere in lui…che bello..Dalì è interessante perchè ha fatto forza su tanto vergognosi tabu’, è diventato famoso perchè la sbarra tra realta’ (intesa per quella di adesso)e realtà personale oo inconscio, non esistevano. é diventato famoso perchè non sapeva di esser famoso, quando si pensa di esser pazzi, bisogna convincersene.solo cosi’ si comincia a capire Dali’.



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