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Il sublime Correggio trionfa a Parma

Mostra Correggio a Parma

Scritto da Margherita, giovedì 04 settembre 2008
.: dove:

location varie, Parma


.: quando:

dal 20 settembre 2008 al 25 gennaio 2009

Antonio Allegri detto il Correggio, Madonna di San Girolamo (1526-28), olio su tavola, cm 205x141. Galleria Nazionale, ParmaDopo l’omaggio romano tributato dalla Galleria Borghese, ecco un’altra eccezionale monografica su un artista eccelso, misterioso e sfuggente. Un evento in passato ritenuto impossibile, e ora pronto a stupire il pubblico con una serie impressionante di capolavori.

Dal 20 settembre 2008 al 25 gennaio 2009, nelle sale della Galleria Nazionale in Pilotta e all’interno del Teatro Farnese di Parma, si potranno ammirare le opere più significative del Correggio, provenienti dai musei di tutto il mondo.

Antonio Allegri detto il Correggio, Martirio dei Santi (1525), olio su tela. Galleria Nazionale, ParmaLa mostraCorreggio. Parma”è la più ampia e completa mai dedicata al pittore Antonio Allegri, più noto come Correggio. Ma è fondamentale sottolineare che oltre ai dipinti “trasportabili”, sfilano tre capolavori assoluti da ammirare in loco: i cicli affrescati nella Cupola della Cattedrale, i cicli nelle due Cupole del Monastero di San Giovanni Evangelista e l’insieme rappresentato dalla Camera della Badessa in San Paolo.

Il percorso espositivo comprende infatti, oltre alla Galleria Nazionale e al Teatro farnese, anche i tre luoghi sopracitati. In particolare, la mostra offre la possibilità di salire sino alla cupola della Cattedrale e a quella di San Giovanni, grazie a speciali impalcature appositamente allestite, e di osservare da vicino gli affreschi.

Antonio Allegri detto il Correggio, Il ratto di Ganimede (1531) olio su tela, cm 163,5×70,5. Kunsthistorisches Museum, ViennaL’artista viene indagato, esaltato e celebrato attraverso una rassegna che evidenzia lo straordinario passaggio di registro dal sacro al profano, la seducente e inquietante sensualità che pervade i volti e le espressioni, la voluttà inaspettata delle pose e dei corpi, la capacità illusoria e immaginifica della composizione.

Parma fu la città nella quale il genio del Correggio si espresse al massimo grado: ed ecco che con questa imperdibile e ambiziosa mostra intende ricordare il proprio primato, rendendo omaggio a un artista che sente più che mai vicino.


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5 commenti a “Il sublime Correggio trionfa a Parma”

  1. silvia   ha scritto:
    19 settembre, 2008 alle 19:11

    …..Ma cosa vuol dire “il pittore più sfuggente..”? Perchè in Italia siamo ancora al 1500 e nel resto d’Europa c’e’ spazio per gli artisti contemporanei??!!!!!! Di sicuro non ci sarà spazio fino a che ci saranno personaggi come Sgarbi.

  2. Margherita   ha scritto:
    23 settembre, 2008 alle 08:35

    Cara Silvia,
    per pittore “sfuggente” si intende un artista difficile e complesso da indagare e conoscere, molto più di altri, come mi sembra molto evidente dal comunicato stampa oltre che dall’articolo.
    Riguardo alla tua recriminazione, le mostre su quello che è considerato ancora come uno dei secoli più importanti e ineguagliati per la pittura italiana, continuano non solo in Italia ma anche all’estero, che siano le gallerie di Londra o i musei americani o spagnoli, tanto per citarne alcuni.
    Qualsiasi curatore è in grado di comprendere quanto sia prezioso il passato, senza che questo significhi ignorare quello che accade nella contemporaneità.
    Una delle più importanti mostre su Caravaggio è stata organizzata proprio a Londra pochi anni fa e una collezionista come Peggy Guggenheim, che fu paladina delle avanguardie, amava profondamente l’arte antica italiana, e fu a questa che si dedicò negli ultimi anni della sua vita.
    Una cosa non esclude, e non deve escludere l’altra.
    Il Correggio non ha avuto grandi monografiche se non in tempi recenti, al contrario di altri grandi del passato. Inoltre Sgarbi, al di là del fatto che piaccia o meno come personaggio, ha fortemente voluto la mostra su Bacon a Palazzo Reale a Milano, presta attenzione a diversi artisti contemporanei, e ha ideato la mostra Arte e omosessualità, che contava numerose opere recentissime.

  3. Ernesto Solari   ha scritto:
    23 settembre, 2008 alle 14:34

    PERCHE’ NON SI CONSIDERA CORREGGIO UN LEONARDESCO?

    Sono Ernesto Solari, studioso di Leonardo, e secondo alcuni miei recenti studi sul dipinto della Madonna Litta e sulla terza versione della Vergine delle rocce è risultato che la Madonna Litta non può essere di Leonardo, (come d’altra parte afferma già Pietro Cesare Marani a causa della “fattura, dello stile impacciato, delle tecniche” di stesura del colore) ma di un allievo; sono emersi inizialmente due nomi in particolare: Ambrogio De Predis, autore col fratello della seconda versione della Vergine delle Rocce, e Bernardino Luini. Esclude l’ipotesi secondo cui possa trattarsi di Marco d’Oggiono che non aveva certamente la possibilità di ottenere un risultato di grazia al livello della Litta, il De Predis (Adolfo Venturi) e il Luini in alcune loro opere raggiungono vertici importanti.

    Lontani dallo stile della Litta, secondo me sono anche gli altri allievi ipotizzati: Zenale (per Crowe e Cavalcaselle), Bernardino de Conti (per Morelli), Boltraffio (per Brandi).Ambrogio de Predis ha mostrato grande abilità nella esecuzione della Vergine delle rocce e in alcuni ritratti eseguiti con grazia e raffinatezza tecnica, alla corte sforzesca, come la Dama con la collana di perle. E’ invece più legata ad indizi iconografici, fisionomici e anatomici l’ipotesi Luini: nella Litta i particolari nei quali il livello estetico cade sono quelli delle mani e dei piedini del bambino. Come è noto Luini ha mostrato spesso di trovare una certa difficoltà nella esecuzione di tali particolari, tanto è vero che si è più volte ritenuto di leggere proprio una sorta di firma nel pollice “luinesco” che caratterizza tutti i suoi dipinti. Spesso ritroviamo il pollice più grosso e distaccato rispetto al palmo della mano e con una certa curvatura dello stesso. Una soluzione simile alla mano della Litta la ritroviamo nel dipinto, purtroppo distrutto durante la guerra ma del quale abbiamo un’immagine alquanto eloquente, della Madonna col bambino e suor Alessandra Bentivoglio. Se poi osserviamo il bambino della Sacra famiglia dell’Ambrosiana notiamo anche la grande abilità e la grazia che il Luini sa dare al gesto, al volto, ai capelli ed ai particolari dei piedini, gli stessi che ritroviamo nella Litta. Sono però convinto che nell’ipotesi non dovesse trattarsi di nessuno di questi due allievi, l’unica alternativa possibile, è senza dubbio Correggio: un artista che non è mai stato considerato da alcuno della cerchia degli allievi o dei leonardeschi…..Tale convinzione deriva dallo scritto “Memorie Istoriche di Antonio Allegri detto il Correggio” pubblicato nel 1817 da Luigi Pungileoni e dedicato a sua altezza reale Francesco IV D’Este, principe reale d’Ungheria e di Boemia, Arciduca d’Austria, Duca di Modena, Reggio, Mirandola, stampato a Parma il 13 maggio 1817, nel quale scrive: Secondo il parere di alcuni studiosi, pur non essendo considerato da nessuno un allievo di Leonardo, Antonio Allegri detto il Correggio venne educato nella scuola del Vinci….e la convinzione si lega alla bellezza di una mezza figura della Vergine esistente nel palazzo Melzi di Vaprio che era di uno stile gigantesco e morbido insieme.Lascio agl’intendenti l’impegno di giudicare se questo autore, piena forse avendo la mente delle cose operate da Lionardo, esageri o no, dicendo che se il Mengs (*) lo avesse conosciuto abbastanza, non lo avrebbe descritto ad alcuno secondo nel suo notissimo triumvirato.Per queste motivazioni e considerando le grandi abilità dell’Allegri si ritiene possa aver attinto direttamente alla grande pittura di Leonardo e a volte imitato ed interpretato..

    Il Correggio è certamente un artista di grande abilità, come riferisce in un suo libro anche il Pittore Mengs:Il Mengs cita in più occasioni il legame fra la pittura di Leonardo e quella del Correggio: parla di un dipinto di Leonardo che definisce del suo miglior stile, che rappresenta due putti scherzanti con un agnello, non molto ben eseguito; e un altro, che porta una sola testa di san Giovanni giovinetto. In queste pitture si vede il gran studio, che fece l’Autore sopra la luce, e le ombre, cioè sopra quella degradazione, che è dalla maggior luce alla maggior oscurità, osservando anche certa grazia, e gesti ridenti, che sembrano aver aperta la strada a Correggio per giungere poi a quella grazia, che si vede nelle sue Opere (e aggiunge in nota: tra i Quadri che da Modena passarono alla Galleria di Dresda, ve n’è uno del Correggio, che rappresenta la Madonna, la di cui testa è molto consimile allo stile di Leonardo).Il Mengs era convinto che il Vasari avesse usato nei confronti del Correggio un metro di giudizio sbagliato e dettato da una certa invidia, demolendo le sue abilità soprattutto grafiche, ma non volle entrare in polemica e pensò di limitarsi a scrivere: …per Correggio la delicatezza è la degradazione del chiaroscuro, il dipingere amoroso, e la squisitezza di grazia e di gusto. Il Mengs dice che di Correggio si hanno poche notizie: si sa che era molto colto ed erudito, studiò Filosofia, Matematica, pittura, architettura, scultura…Sono molto rare le opere nelle quali Correggio pose il suo nome e la data in cui le fece, onde è molto difficile fissar l’epoca in cui principiò a dare opere al pubblico, né lo stile delle sue prime fatiche. Era un artista che fin da’ suoi principi era già superiore a’ suoi maestri…e vi fu una mutazione rapida dal suo primo al suo secondo stile. Alla pittura, dopo Michelangelo, Raffaello e Tiziano mancava qualche cosa, cioè un complesso di diverse eccellenze che è l’estremo dell’umana perfezione. Questo complesso è in Correggio, il quale al grandioso e al vero unì una certa eleganza, che oggi porta il nome di Gusto.Correggio fu il primo che dipinse col fine di dilettar la vista e l’animo degli spettatori, e diresse tutte le parti della pittura a questo fine…..se gli altri aveano dipinto per soddisfare il loro intendimento, ei lavorava per soddisfazione del suo cuore, e secondo le proprie sensazioni, onde riuscì in tutto il Pittor delle Grazie.Niuno né prima, né dopo è giunto a maneggiar meglio di lui i pennelli; ma soprattutto è riuscito insuperabile nella intelligenza del chiaroscuro, e in dar rilievo alle cose,…Niuno finalmente seppe al pari di lui unir le ombre e i lumi, ne intese la degradazione di questi, e i loro riflessi nelle ombre senza affettazione, poiché le impiegava come se i corpi fossero specchi… (come Leonardo?..)Raffaello e Correggio sono i due pittori più grandi Correggio possedè unitamente quelle varie parti della Pittura che ciascuno ha fatto illustre un Pittore: verità e grazia per Raffaello, il ridente di Leonardo, l’impasto di Giorgione e il colorito di Tiziano. Antonio Raffaello Mengs Pubblicate da D.Giuseppe Nicola D’Azara-Parma Dalla Stamperia Reale

    Queste testimonianze e la indubbia abilità del Correggio, uno dei pochi a sapere imitare con grazia l’opera di Leonardo, secondo me potrebbe aprire nuove possibilità di attribuzione per alcune opere dichiaratamente leonardesche che però non hanno ancora trovato una dimostrazione di paternità da parte di alcun allievo della cerchia più stretta.E Solari propone come esempi da studiare, la terza versione della Vergine delle Rocce e una delle due copie della Madonna dei Fusi. A conferma di una possibile attribuzione al Correggio sia della Madonna Litta che della Vergine delle rocce, terza versione (Cheramy), si possono indicare numerose affinità stilistiche, cromatiche, fisionomiche e anatomiche. Ritengo che sia possibile aprire una nuova strada e mi piacerebbe conoscere il parere dei curatori della mostra romana.Como, 19.01.2008 Prof.Ernesto Solari
    http://www.museosolari.com

  4. silvia   ha scritto:
    26 settembre, 2008 alle 21:13

    Cara Margherita,
    la mia domanda era ironica, solo che mi sembrava un modo come un altro per apparire, è una frase che da sola significa ben poco.
    Comunque la mia non voleva assolutamente essere una critica verso Correggio che a parer mio è un’abilissimo pittore come del resto numerosi artisti della sua epoca…..
    ..Come hai detto tu una cosa non esclude l’altra , ma ribadisco la mia opinione, in Italia non funziona proprio così e fidati lo so per esperienza personale…
    Comunque Bacon non è contemporaneo.

  5. Margherita   ha scritto:
    29 settembre, 2008 alle 09:00

    Cara Silvia,
    diverse opere di Bacon sono degli anni Ottanta, ovviamente l’ho citato per dimostrarti come la tua considerazione su Sgarbi non fosse argomentata, e come non sia vero che in Italia si sia fermi al 1500. E’ normale che ci si focalizzi su alcuni periodi piuttosto che altri, ma questo succede ovunque. Parigi sta dedicando ora un’immensa retrospettiva al Mantegna, tanto per dirne una. Non ho scritto, se hai letto con attenzione, che Bacon fosse contemporaneo in senso stretto, ma è comunque recente, e molti artisti che ha curato Sgarbi sono contemporanei. In ogni caso il tuo intervento sembrava decisamente svilente nei confronti di tutti gli artisti cronologicamente non vicini a noi, era difficile non interpretarlo così!
    Comunque grazie di aver risposto.
    Margherita



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