Monet, visioni al di là del tempo
Monet. Il tempo delle ninfee
Palazzo reale, Milano
.: quando:
dal 30 aprile al 27 settembre 2009
Un giardino dalle sfumature impalpabili, circondato da felci, salici piangenti, rododendri e azalee. Uno stagno magico, dove si adagiano le ninfee, gioielli delicati e fluttuanti che impreziosiscono i riflessi dell’acqua. Un piccolo ponte che sembra sorgere dal nulla, innalzato da mani fatate.
Non si possono amare fino in fondo le famose ninfee di Claude Monet, se non si pensa al significato che il giardino di Giverny aveva per il pittore. Nel 1890 Monet si stabilì a Giverny, in Normandia, smettendo di essere un pittore errante alla ricerca dei mutamenti della luce e dedicandosi senza requie a costruire il suo giardino, il suo Eden, il suo amatissimo regno.
Un pittore “giardiniere”: piantò fiori e piante, curò un’opera d’arte viva e vibrante di luce e colore, e la rese la sua fonte di ispirazione, durante l’ultima e grandiosa stagione creativa. Il risultato furono dipinti immensi, palpitanti, di struggente splendore.
La mostra “Monet. Il tempo delle ninfee“, in programma a Palazzo Reale a Milano fino al 27 settembre 2009, rende omaggio all’atto finale del genio artistico del pittore francese. Sfilano venti grandi tele concesse dal Museo Marmottan: un prestito senza precedenti, che consente di ammirare e comprendere l’ultimo, stupefacente momento di ricerca artistica di Monet.
Nei primi decenni del secolo Monet dipingeva visioni potentissime, trascendendo i limiti temporali e formali e precipitando dentro il paesaggio astratto. La serie delle ninfee rappresenta un nuovo modo di vedere la natura, una rifondazione dello sguardo. Un contributo immenso, sottolineato anche da Picasso, che ne riconobbe la forza inventiva.
La mostra di Palazzo Reale illustra anche il contributo che l’arte giapponese ebbe all’interno della ricerca dell’artista: si possono vedere infatti vedere diverse stampe degli artisti Hokusai e Hiroshige, provenienti dal Museo Guimet di Parigi.
Anche l’esposizione di rare fotografie dipinte a mano di giardini giapponesi dimostra l’influenza del paese del Sol Levante: ponti, stagni, giardini, ciliegi a cui Monet si ispira per poi dipingere i suoi giardini impossibili, le sue visioni di luce, fitte di scintillanti trasparenze, dove le forme si dissolvono e gli iris e rose si aprono trasfigurati, densi e luminosi.






















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