La bellezza è nel simbolo!
Erano convinti che la pittura non dovesse limitarsi a fornire una trascrizione della realtà e della natura; recuperarono perciò la lezione dei maestri del passato e scelsero di indagare le dimensioni dell’interiorità, dell’immaginazione e del sogno.
Il Simbolismo rappresenta una delle più significative esperienze artistiche europee tra Otto e Novecento.
Una mostra ne ricostruisce lo straordinario patrimonio di mito, leggenda e favola, evidenziando il diverso spirito con cui ogni area culturale volle interpretarlo.
Al palazzo dei Diamanti di Ferrara ci sono oltre cento capolavori provenienti da tutto il mondo.
Da dipinti, sculture e opere su carta apprendiamo i temi cari al simbolismo: la vita e la morte, la fugacità del tempo, il sogno e la riflessione, il mistero e i grandi miti.
La mostra inizia con le opere dei precursori, artisti visionari che, nella seconda metà dell’Ottocento, anticiparono la sensibilità simbolista, in opere ricche di simboli e allegorie.
Ecco Gustave Moreau, con una pittura preziosa ed erudita; la rievocata età dell’oro di Pierre Puvis de Chavannes; le atmosfere romantiche di Arnold Böcklin; Rossetti, che dipinse fanciulle dalla bellezza ideale; Edward Burne-Jones, le cui ambientazioni in leggendari mondi cavallereschi stregarono il pubblico del tempo.
Poi il momento della piena fioritura con Paul Gauguin, creatore di un inedito e raffinato primitivismo.
Nell’ultima sezione troviamo alcuni celebri maestri italiani, come Gaetano Previati, Giovanni Segantini e Giuseppe Pellizza da Volpedo, al fianco dei protagonisti delle Secessioni – Klimt, Munch, e Mondrian – che mostrano il perdurare della poetica simbolista agli inizi del nuovo secolo.
“Il Simbolismo. Da Moreau a Gauguin a Klimt” è aperta fino al 20 maggio.






















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