A San Martino ogni botte è vino…
Un vecchio proverbio recita: “Per San Martino ogni botte è vino”. Infatti il santo si ricorda l’undici novembre, quando i lavori agricoli sono per lo più conclusi: terminata la raccolta dei frutti, la preparazione delle scorte e le semine autunnali è oramai giunto alla fine anche il processo di vinificazione.
Momento importante per il Ticino d’un tempo, per la scadenza dei contratti agrari, il pagamento degli affitti e la partecipazione alle fiere.
La più importante e di antica origine è quella di San Martino a Mendrisio in Svizzera dal 10 al 12 novembre 2006.
Una folla numerosa proveniente da tutta la regione percorre la lunga fila di bancarelle dove si possono acquistare pesciolini secchi, caldarroste, dolciumi vari, ma anche giocattoli e vestiti. Giunti in prossimità del sagrato, dopo che i bambini si sono gustati giostre e autoscontri, diviene obbligo entrare in chiesa per rendere omaggio al Santo dei poveri offrendogli un cero.
San Martino è uno dei santi più popolari e più amati: la sua figura esercitò sempre tanto fascino sulla gente di campagna e fu sentito così vicino e così presente nella vita delle comunità rurali, che, quando si celebra la sua festa ad autunno inoltrato, si dice che il sole ritorni a farsi vedere in modo ancora generoso e si parla addirittura dell’estate di San Martino, come nella celebre poesia di Carducci.
Originariamente la fiera era prettamente agricola ed offriva ai contadini della regione la possibilità di esporre e commerciare bestiame. Ancora oggi il giorno del venerdì è dedicato a questa attività.
La tradizione vuole che in questo giorno di festa, il sole sia mandato a scaldare il santo che con generosità ha offerto parte del suo mantello a un povero: è “l’estate di San Martino“.






















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