Trovando fortuna tra muffe e catrami
Mostra Alberto Burri
Triennale, Milano
.: quando:
dall'11 novembre 2008 all'8 febbraio 2009
Nel 1989, Alberto Burri (1915-1995) dichiarò che non avrebbe mai più esposto a Milano in aperta polemica con l’amministrazione cittadina che aveva autorizzato la distruzione del Teatro Continuo, progettato nel 1973 nel parco Sempione in occasione della XV Triennale.
Fino all’8 febbraio la Triennale di Milano dedica una grande retrospettiva a uno dei massimi protagonisti dell’arte del XX secolo.
La selezione di capolavori non si limita alle più note creazioni degli anni cinquanta, ma testimonia l’intero svolgimento, nei decenni successivi, dell’opera di Burri e della sua capacità di rinnovamento.
Di rilevanza la presenza del ciclo dei “Neri” (1986-1987), cellotex mai esposti precedentemente in nessuna sede, e del ciclo “Architetture con cactus” (1991), presentato al pubblico nel 1992 ad Atene e fra la fine del 1994 e l’inizio del 1995 presso l’Istituto Italiano di Cultura a Madrid, ma sconosciuto al pubblico italiano.
A partire dal piano terra, le prime sei sale offrono un panorama della prima attivitĂ del pittore: i catrami, le muffe, i gobbi, i sacchi, i legni e i ferri e combustioni.
Questi lavori costituiscono la premessa storica alle creazioni degli ultimi vent’anni dell’artista: i Cellotex, indagati nei loro molteplici aspetti.
I primi sono dipinti interamente, quelli realizzati in seguito lasciano invece intravedere il supporto che diventa parte integrante dell’opera con il colore stesso del materiale, che contribuisce in maniera determinante alla composizione pittorica.
La fase finale di questa sezione presenta cellotex con inserti di oro in foglia.
Ad Alberto Burri si deve l’apertura radicalmente innovativa a livello internazionale verso l’impiego di materiali extrapittorici la cui influenza ha caratterizzato l’arte fino ai nostri giorni.
Anche il colore è importante per Burri che predilige i colori puri a quelli più naturalistici, fra questi il nero.
La mostra presenta anche aspetti meno noti di Alberto Burri, che si cimenta come scenografo e grafico.






















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