Fototessera, forma d’arte liberatoria
Allo Spazio Oberdan di Milano dal 14 febbraio al 13 maggio è allestita “Col tempo“, una retrospettiva di Franco Vaccari, con i lavori realizzati fra il 1965 e il 2007.
Due le tematiche fondamentali dell’artista modenese: l’utilizzo degli strumenti mass mediatici quali la fotografia, il film, il video; le particolari condizioni contestuali, con opere realizzate in tempo reale nei luoghi pubblici della città.
Originali in Vaccari sono le esposizioni in tempo reale che coinvolgono direttamente l’osservatore: lo spettatore diventa l’artefice, mentre l’artista si trasforma in colui che innesca l’evento artistico.
Si pensi a “Lascia una traccia fotografica del tuo passaggio”. Alla Biennale di Venezia del 1972, Vaccari collocò una comune cabina per fototessere nella sala assegnata con una grande scritta in quattro lingue: “Lascia una traccia fotografica del tuo passaggio”.
L’artista rovescia la modalità di produzione e la finalità d’uso della fototessera, che da immagine identificativa e imprigionante, diviene strumento ludico e liberatorio.
Dalla galleria d’arte alla strada. In “Photomatic d’Italia” Vaccari utilizza per un intero anno un migliaio di cabine photomatic sparse per l’Italia, accessibili 24 ore su 24.
All’interno un poster che pubblicizza la ricerca di volti per la realizzazione di un film, invita gli utenti a scattarsi un ritratto.
Originale e interattivo anche il progetto “Salviamo la luna” in corso al Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (Mi).
Sboccerà in primavera!





















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