Varlin, l’arte della tristezza
A proposito dei suoi ritratti famosi, fra cui Frisch, Dürrenmatt, Cartier Bresson, Testori, Willy Varlin diceva: “…col tempo scopro il masochismo degli intellettuali che vengono a farsi fare il ritratto da me. La loro gioia autolesionista me ne porta sempre nuovi. L’associazione dei danneggiati di Varlin annovera nomi sempre più illustri».
Falsa modestia quella del maestro zurighese, fra le più importanti e influenti voci del Novecento europeo.
Fino al 1° luglio, nel trentennale della morte e della sua prima importante mostra italiana, il Comune di Legnano presenta a Palazzo Leone da Perego un’ampia antologica del maestro.
La mostra composta da 60 tele e 20 disegni, indaga soprattutto il rapporto fra Varlin e l’umanità, quella che in particolare egli amava ritrarre.
Alla lunga teoria di “danneggiati”, che sono il fulcro della ricerca umana di Varlin, si assommano alcuni scorci francesi e italiani, in particolare alcune intense vedute veneziane.
La mostra fa parte del progetto SALe (Spazi Arte Legnano) che propone per due mesi nelle due più importanti sedi espositive le opere di importanti artisti italiani e stranieri.
Inoltre, per la prima volta, verranno esposti i primi due quadri dipinti dall’artista nel 1921 e gli ultimi tre lavori eseguiti prima della morte nel 1976.
Il titolo della mostra, “L’ironia, la cenere, il niente” è un omaggio a Giovanni Testori, drammaturgo, scrittore e pittore italiano, che per primo colse tutto il significato tragico legato alla rappresentazione della tristezza, della solitudine e della nostalgia nelle opere di Varlin, convincendolo ad esporre i suoi lavori in una grande mostra a Milano.























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