Silenzio… Parla la pittura di Casorati
Attraversa la fase secessionista e il Realismo Magico; dipinge ispirandosi alla severa armonia di Piero della Francesca, rende le nature morte sottilmente inquietanti. Dà prova di sé alla perfezione sia come pittore simbolista, che come metafisico e classicista. Ecco chi era Felice Casorati, artista dalle mille sfaccettature, sempre pronto a sperimentare, a mettersi in gioco.
La mostra “Felice Casorati – dipingere il silenzio”, presso il Museo d’Arte della città di Ravenna, gli rende omaggio fino al 15 luglio 2007.
Si possono ammirare oltre cento opere, comprese quelle degli esordi, come il “Ritratto di Signora”, esposto alla Biennale di Venezia del 1907, o “La preghiera” (1914), nel quale traspare l’influsso dello stile raffinato di Klimt.
Casorati si trasferisce a Torino dopo la Grande Guerra e diventa una figura chiave del panorama artistico piemontese. La consacrazione definitiva avviene però nel 1924, quando partecipa con una sala personale alla Biennale di Venezia.
Nelle opere della maturità abbandona la ricercata eleganza del dettaglio decorativo per abbracciare il disegno netto e il rigore formale ispirato alla pittura quattrocentesca: nascono i quadri semplici, quasi austeri, nei quali lo spazio prospettico é esaltato dall’assoluto equilibro cromatico.
E quando affronta le nature morte, lo fa a modo suo: i frutti, gli oggetti quotidiani diventano oggettivazione dei sentimenti, provocando in chi le osserva la sensazione di qualcosa di arcano e sfuggente.






















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