“Fascista”, dipinse la miseria operaia
“Dalla pittura murale sorgerà lo ‘Stile Fascista’”. Il Fascismo come “stile di vita”, la pittura murale come strumento di educazione delle masse.
Mario Sironi, interventista e combattente volontario nella “Grande Guerra”, divenne artista “vate”, portavoce dei valori poetici e spirituali dell’Italia del suo tempo, capace di inscriversi nel solco della continuità ma anche del rinnovamento della tradizione pittorica italiana.
La mostra “Mario Sironi. Natura, mito e poesia“, allestita presso il Museo Archeologico di Aosta, racconta con ben centotrenta opere tra olii, tempere, modelli per murali e disegni, il percorso artistico di Sironi.
E si coglie come più che i murales siano state le desolate rappresentazioni di squallide periferie – che ben restituiscono il senso cupo e oppressivo della situazione operaia – e alcuni mirabili ritratti, a consacrare il genio dell’artista.
Numerosi i capolavori esposti (fino al 24 settembre) tra i quali spiccano “Uomo seduto”, il disegno “Strada” (1924), “Busto virile” (1930-33) e “Tre figure” (1953).






















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