E Turner valicò le Alpi
Turner e l'Italia
Pinacoteca Nazionale di Palazzo dei Diamanti, Ferrara
.: quando:
dal 16 novembre 2008 al 22 febbraio 2009
È dedicata al grande pittore romantico Joseph Mallord William Turner e al suo rapporto con l’Italia la mostra che Palazzo dei Diamanti ospita fino al 22 febbraio 2009.
Perché nella formazione della sua poetica l’Italia ha avuto un ruolo fondamentale.
“Turner e l’Italia”, con oltre novanta opere – tra olii, acquerelli, taccuini, incisioni, libri illustrati e documenti inediti – propone la maturazione artistica di Turner, ricostruendo i suoi viaggi nella penisola.
Ad accogliere il visitatore sono scenari montuosi della Gran Bretagna e pittoresche vedute di paesaggi italiani soltanto immaginati.
Ma nel 1802 Turner arriva sulle Alpi attraverso la Francia.
Una volta tornato in patria realizza opere caratterizzate da una calda e morbida luminosità, come un capolavoro della prima maturità quale “Il lago d’Averno. Enea e la Sibilla Cumana” (c. 1814-15).
Nel 1819 Turner soggiorna a Venezia, Roma e Napoli.
L’intensa luce del centro e del sud d’Italia imprime una svolta decisiva al suo stile e fa fiorire splendidi acquerelli.
Al rientro a Londra l’artista espone la monumentale tela, “Roma vista dal Vaticano” (1820), una sconfinata veduta immersa nella luce dorata che esalta la grandiosità della città eterna.
La mostra si chiude con il definitivo superamento delle convenzioni che per quattro secoli avevano governato la rappresentazione della realtà: dalla visione prospettica alla determinatezza delle forme e dei colori.
L’impatto che l’arte, l’architettura e soprattutto la luce di Venezia hanno su Turner, plasma in maniera decisiva la sua produzione.
Venezia ispira alcuni dei suoi più straordinari dipinti e acquerelli, vedute atmosferiche in cui i confini tra acqua, aria e terra si annullano e il paesaggio lagunare è dissolto in autentiche sinfonie di luce e colore, come in “Venezia. La Piazzetta con il doge che celebra la cerimonia dello sposalizio del mare”.
Turner rompe definitivamente con l’ideale classico, traducendo sulla tela, con una libertà espressiva straordinaria e inedita, i sentimenti suscitati nel suo animo dalla realtà e dall’immensa forza della natura.
La strada per Monet è tracciata.






















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