Il secolo scuro di Dobrzanski
Edmondo Dobrzanski al Castello Sforzesco
Sale Viscontee del Castello Sforzesco, Milano
.: quando:
dal 12 febbraio al 6 aprile 2008
Logo e simbolo della mostra milanese è il grande quadro (metri 3×6) a titolo “Vajont”, dipinto da Dobrzanski subito dopo il disastro colposo e le migliaia di morti del 9 ottobre 1963.
Nelle Sale Viscontee del Castello Sforzesco dal 12 febbraio al 6 aprile sono esposte 250 opere del pittore svizzero Edmondo Dobrzanski, morto nel 1997 e considerato una delle personalità europee più creative della pittura svizzera ed europea nel Novecento, insieme a Wiemken, Varlin, Giacometti.
Il cognome tradisce le remote origini polacche di un artista che si formò prima all’Accademia di Brera, a Milano, poi a Zurigo, in fuga dalla guerra e dal terrore nazifascista.
Pittore di storia e impegno sociale, di formazione e radice espressionista, Dobrzanski indica i suoi maestri nel Sironi delle periferie industriali, nel Morandi antiretorico e intimista, negli espressionisti tedeschi dell’arte “degenerata”, prima di tutto Beckman e Dix.
La sua predilezione per le materie scure, il nero, il blu di Prussia le tonalità del grigio si spiega con una sua frase di riflessione autobiografica.
“Sono nato nel 1914 a battesimo dei cannoni della prima guerra mondiale, ho attraversato la seconda guerra mondiale, i campi di sterminio, il genocidio atomico. Il mio secolo si chiude con le guerre etniche e di religione”.
La sua mano dipinge bunker, macchine e architetture belliche, allegorie della fine, ma anche nature morte e paesaggi.
Alla sensibilità di Dobrzanski non poté sfuggire il dramma italiano del Vajont.






















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