Italia, bella da… morire
Visita l'Italia e muori
Museo d'Orsay, Parigi
.: quando:
dal 7 aprile al 19 luglio 2009
L’aristocratica consuetudine del Grand Tour, che consentiva ai giovani europei (soprattutto inglesi e tedeschi) di perfezionare la formazione culturale ampliando i propri orizzonti, segnò soprattutto il XVIII e gli inizi del XIX secolo. Tuttavia, anche in seguito, l’Italia continuò a esercitare il proprio fascino.
Se il Grand Tour, oltre alla tappa privilegiata dell’Italia, prevedeva di solito anche la Francia, la Germania e l’Olanda, nella seconda metà dell’Ottocento fu l’attrazione irresistibile per il Bel Paese a primeggiare artisti e turisti bramavano una visita a Roma, Napoli, Firenze, Venezia, Paestum, senza dimenticare la Sicilia.
Le meraviglie naturali e la ricchezza artistica dell’Italia produssero una grande quantità di immagini. La mostra “Visita l’Italia e muori, fotografia e pittura nell’Italia del XIX secolo” ha riunito molte di queste immagini, presentandole accanto a tematiche e fantasie ricorrenti.
La rassegna, in programma al Museo d’Orsay di Parigi fino al 19 luglio 2009, illustra come l’avvento fotografia cambi la concezione del paesaggio, dell’architettura e dell’arte dell’Italia.
Si pensi all’importanza del dagherrotipo nel caso di John Ruskin, che utilizzò alcuni esemplari nella sua opera “Le pietre di Venezia”, e al successivo fiorire di laboratori fotografici nelle città d’arte: Carlo Naya a venezia, i fratelli Alinari a Firenze, Robert MacPherson e Giacchino Altobelli a Roma.
E si arriva così alle soglie del XX secolo, quando il movimento del pittorialismo riconosce alla fotografia la stessa dignità di espressione artistica della pittura. Indimenticabili sono gli scatti pittorialisti realizzati in Italia da Heinrich Kühn e Hugo Henneberg; il primo legato a una concezione drammatica e teatrale del paesaggio e il secondo in grado di evocare il simbolismo di Böcklin.





















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