Zaza, fotografare con lentezza
“Lungi da ogni sorta di condizionamento tecnologico dominante, nelle ultime installazioni sono fortemente inclinato a ricostruire una situazione primordiale nella quale è possibile incorporare una condizione umana oltrepassata e trasfigurata.
Una ipotesi di centralità-unità-totalità che mi permette di concepire una configurazione cosmologica, di mettere insieme terra, cielo,uomo e coscienza”.
Così parla della sua arte Michele Zaza, artista pugliese (Molfetta, 1948), e continua: “In sintesi conclusiva definirei le mie installazioni come una trilogia simbolico-figurale: corpo biologico-corpo ideologico- corpo terrestre.
La vita corre e noi la seguiamo. Io cerco di rovesciare questo rapporto. Mi fermo, scelgo la lentezza.”
L’ occasione per vedere il suo lavoro avviene alla Galleria Six, il nuovo spazio di Sebastiano Dell’Arte, a Lissone, in provincia di Monza e Brianza.
La mostra “Io sono il Paesaggio” durerà fino al 16 luglio.
Michele Zaza usa la fotografia, ma non è un fotografo, piuttosto preferisce definirsi un pensatore di immagini.
Pensando a Cézanne, Zaza vuole cogliere una realtà senza però trovarla già fatta, ma creandola da sé.
La fotografia gli serve per traduce il tempo lineare in tempo circolare, perpetuando le immagini della vita, fermate e isolate nel loro movimento, conducendo alla meditazione, nella quale l’uomo si concentra sul proprio essere, per diventare quello che vuole essere.
Le grandi sequenze e l’opera con sculture, presentate in occasione della mostra alla Galleria Six, restituiscono, in un’atmosfera carica di simboli, la figura di un corpo supremo aperto alle relazioni e interazioni con uno scenario segreto: un corpo, a volte maschile a volte femminile, trasfigurato mediante il maquillage blu del volto, e custodito da forme misteriose, presenze scultoree archetipiche, o da elementi d’uso del quotidiano (le molliche, l’ovatta, il cuscino).






















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