Kostabi: anche un titolo è business
Le sue opere sono ormai entrate nelle collezioni permanenti dei più prestigiosi musei del mondo.
Ed egli, newyorkese classe 1960, prosegue sulla scia del successo di altri illustri figli della Grande Mela: Jean-Michel Basquiat, Keith Haring e Andy Warhol.
Parliamo di Mark Kostabi, al quale, nel Chiostro del Bramante è dedicata una bella mostra, “Welcome to the Kostabi World”, fino al 27 agosto.
E’ un giusto tributo in forma di 150 opere a un artista che da dieci anni ha eletto Roma a propria residenza.
A New York Kostaby torna regolarmente, perché lì è il mitico Kostabi World nel cuore di Soho a Manhattan, lo studio dove 25 assistenti realizzano le sue creazioni in serie.
Come faceva Warhol nella sua Factory Studio.
Kostabi esplora i temi dell’alienazione, della solitudine, del corto circuito informativo, della tecnologia rampante, dell’aggressione industriale, dell’ambizione artistica, dei trucchi commerciali, dell’ipocrisia, della produzione meccanica dell’arte, della pressione per una produzione fine a se stessa.
E provocatoriamente produce l’arte in serie.
Arriva a fare business anche sui titoli delle proprie creazioni.
I titoli derivano dallo spettacolo televisivo dell’autore, “Name That Painting”, dove noti critici concorrono a dare un nome ai quadri in cambio di un premio in denaro, in un gioco divertente e cinico sulla relazione tra l’artista e la critica.






















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