La mostra non apre con Letizia…
A Milano censurata la mostra Vade retro
in una Milano che non c'è
.: quando:
quando ce la meriteremo
Ci sono città all’avanguardia, dove l’arte viene prima dell’ottusità e le discriminazioni non sono consentite.
Non è il caso di Milano.
Dispiace dirlo, viste le continue auto-proclamazioni di essere il più avanzato centro culturale del paese, immerso in un’ottica cosmopolita.
Ma lo diciamo: la Milano della moda e dell’innovazione lascia che una mostra scompaia prima ancora di essere inaugurata.
E’ il caso dell’esposizione “Vade Retro. Arte e omosessualità da Von Gloeden a Pierre et Gilles” voluta da Vittorio Sgarbi, che doveva essere inaugurata il 10 luglio e durare fino all’11 novembre, ed è invece stata rifiutata dalla giunta comunale milanese manifestando un’allarmante chiusura intellettuale.
La mostra doveva essere un affascinante excursus sulle connessioni tra arte e omosessualità, alla ricerca di una sensibilità e di un’attitudine che arricchisce dipinti e fotografie, passando per Caravaggio, Beardsley, von Gloeden, Gilbert&George, e tanti altri.
Prima sono state censurate due opere ritenute provocatorie, poi sono state avanzate pretese inaccettabili: la rimozione di altri dieci lavori.
A quel punto gli organizzatori si sono giustamente rifiutati di portare avanti un’iniziativa snaturata e mutilata, con la speranza di trovare un’altra città più aperta.
Purtroppo anche la candidata Napoli sembra tirarsi indietro, almeno stando alle reazioni inviperite del ministro Mastella. Scandalosa è la proibizione anacronistica, non certo la rassegna che non avremo il privilegio di vedere.
Questa scelta denota la povertà spirituale di chi sostiene di volere una Milano internazionale e stimolante, affossandola invece in una palude di omofobia.
Trionfa il cattivo gusto delle pubblicità, la tv becera e volgare di starlettes e presentatori dal bassissimo livello mentale, però la mostra “non s’ha da fare”.
Questo squallido balletto all’italiana, fatto di ripensamenti e di sussulti di moralismo è uno schiaffo alla libertà di espressione, un insulto verso l’arte, un immenso passo indietro.
Chissà come sarà entusiasta LaChapelle di esporre a settembre in una città che ha ripudiato una mostra ritenuta scomoda… un evento che avrebbe invece contribuito ad ampliare gli orizzonti di tutti.
E poi ci stupiamo che si scatenino le cacce alle streghe o che scienziati, musicisti, intellettuali fuggano all’estero. Ma qui non c’è spazio per l’arte, per la cultura, per il nuovo.
E adesso Milano è grigia, buia, ostile, e anche molto, molto più piccola…
Vade retro mostra… Benvenuto Medioevo.






















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Beata l’ignoranza, che al patir non dà sostanza…
nessuno stupore per quest’articolo, ovvio che non si sarebbe tenuta più la mostra, ovvia l’ignoranza del nostro Paese, come l’ignoranza di cui mi circondo quotidianamente.
Questa è pura discriminazione, e non nei confronti dei gay, ma nei confronti di chi ama l’arte.
C’è un meccanismo perverso nell’analisi delle cose, viviamo dominati da una cultura bigotta e ipocrita, quella del crimen sollecitationis, di una chiesa che spende tempo ed energie ad accanirsi contro le diverse forme di amore, e ad occultare reati interni vergognosi, che di amore non hanno nemmeno l’ombra.
Ci si scandalizza per una mostra d’arte, e pubblichiamo nudi che di artistico hanno ben poco, il nostro filtro a trame larghe trattiene la diversità e la interpreta come scandalo, facendo passare lo squallore. Se sentirsi italiani vuol dire avere un sostrato culturale permeato di frustrazione, io preferisco rimanere nella nicchia.