Quando nacque la modernità
C’era una volta a Belgrado un collezionista dal nome Erich Slomovic, che nutriva un ardente amore per l’arte, andò a Parigi e qui incontrò Ambroise Vollard, il leggendario gallerista, sostenitore e amico dei più grandi artisti tra ‘800 e ‘900. E così Slomovic iniziò a collezionare capolavori. Grazie a lui e all’illuminato principe Paolo Karađorđević, nel 1936 nacque a Belgrado il Museo Nazionale.
La morte di Slomovic in un campo di concentramento nazista non cancellò l’eccezionale raccolta di opere, eterna testimonianza del valore della cultura contro la ferocia della guerra e l’ottusità della politica.
Ora, a causa della chiusura del museo serbo fino al 2010, è possibile ammirare questi splendori nella rassegna “Gli Impressionisti, i Simbolisti e le Avanguardie” presso la Villa Olmo di Como, fino al 15 luglio.
Tra i 120 capolavori esposti a Villa Olmo si possono vedere quadri di autori come Corot, Matisse, Chagall, Modigliani. Risplende la “Cattedrale di Rouen” di Monet, del 1892, sfolgorante di luce rosa.
Incanta il “Centauro stanco” di Gustave Moreau, inquietante emblema del Simbolismo; seducono i luminosi disegni di Degas e Renoir.
Il percorso illustra l’età dell’oro della cultura europea, il momento del rifiuto della tradizione accademica e spartiacque fondamentale: da allora l’arte non è stata più la stessa.
Per concessione di un museo splendido ma poco noto, ecco in mostra a Como le opere, rare o inedite, dei geni che diedero vita all’estetica moderna: pittura En Plein-Air, Impressionismo, Simbolismo, Cubismo, fino all’Arte Astratta e all’Avanguardia.






















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