Balthus, pittore felino
Balthus (100e anniversaire)
Fondation Pierre Gianadda, Martigny (Svizzera)
.: quando:
dal 16 giugno al 23 novembre 2008
“Il modo migliore di cominciare è dire: “Balthus è un pittore di cui non si sa nulla. E ora guardiamoci i dipinti.”: questa è la risposta che Balthus diede quarant’anni fa quando la Tate Gallery gli chiese un testo di presentazione della sua retrospettiva.
Ora, nel centenario della nascita, la Fondation Pierre Gianadda a Martigny, allestisce “Balthus (100e anniversaire)”, fino al 23 novembre.
Proprio nel Canton Vallese, vicino a Sierre, nel castello di Muzot, l’undicenne Balthazar Klossowski de Rola, in arte Balthus, disegnò il libro “Mitsou”, dedicato al suo omonimo gatto: quaranta disegni per esorcizzare il dolore della sua perdita.
Il gatto continuerà ad abitare l’universo di Balthus, sarà il suo animale feticcio, emblema di mistero, ironia e distacco.
Balthus rappresenta se stesso nel Roi des chats (1935), dichiarando: “Viva i Gatti! E restiamo sul nostro muro e guardiamo con la nostra ironia sprezzante e altera gli uomini che si agitano come dementi e che si gestiscono malamente.”
Una quindicina di anni dopo, lo “Chat de la Méditerranée” è ancora un autoritratto.
La retrospettiva svizzera ripercorre tutti i periodi e i temi di Balthus: ritratti, paesaggi, giovani ninfe languide.
Nel suo atelier parigino, il pittore francese di origini polacche mette a punto uno stile unico e misterioso, che si riallaccia alla pittura del Quattrocento italiano, in particolare dell’amato Piero della Francesca: “Il desiderio di venire fin qui a vedere le opere di Piero della Francesca mi ha perseguitato per gli scorsi cinque anni… Ma adesso, che meraviglia!”
Come Alberto Giacometti, a cui egli si accosta e che diventerĂ il suo miglior amico, Balthus diffida del Surrealismo per aggrapparsi alla figurazione e esplorarne i complicati segreti.
“Io voglio – dichiara Balthus – mettervi molte cose, la tenerezza, la nostalgia infantile, il sogno, l’amore, la morte, la crudeltĂ , il crimine, la violenza, il grido di odio, il ruggito e le lacrime! Tutto questo, tutto ciò che è celato nel fondo di noi stessi, un’immagine di tutti gli elementi essenziali dell’essere umano spogliato della sua spessa crosta di vile ipocrisia! Un dipinto sintetico dell’uomo come sarebbe se sapesse ancora essere grande.”






















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