Pittura tra Lombardia e Canton Ticino
La pittura del Vero
Pinacoteca Giovanni Züst di Rancate (Canton Ticino)
.: quando:
21 settembre all’8 dicembre 2008
Settanta opere che raccontano il fermento culturale e le nuove tendenze nell’arte di fine Ottocento e ritraggono la realtà dando vita a personaggi e immagini attinti dal quotidiano. Paesaggi pittoreschi e frammenti di vita sono al centro di una delle mostre più belle sul Naturalismo e il Verismo.
Queste sono solo alcune delle premesse della mostra “La pittura del vero tra Lombardia e Canton Ticino” che si tiene alla Pinacoteca Giovanni Züst di Rancate (Mendrisio – Canton Ticino, Svizzera) dal 21 settembre all’8 dicembre 2008.
Il Naturalismo e il Verismo insieme alla Scapigliatura, al Divisionismo e al Simbolismo hanno segnato il panorama culturale milanese tra la fine del XIX e l’inzio del XX secolo. La rassegna indaga l’influsso determinante che Milano esercitò sull’area ticinese.
L’esposizione infatti mette a confronto i maestri della tradizione pittorica lombarda – come Segantini o Spreafico – con artisti svizzeri come Berta, Franzoni, Rossi o Preda, offrendo ai visitatori molte opere “quasi inedite”, cioè presentate al pubblico subito dopo la realizzazione, e in seguito scomparse dalla circolazione.
La pittura di paesaggio ha una parte preponderante all’interno della rassegna, e ha un suo grande esponente nei pittori Filippo Carcano, grande innovatore in questo genere pittorico; Emilio Gola, con i suoi romantici navigli, e Mosè Bianchi, con le sue vedute di una Milano nebbiosa e suggestiva.
Non manca anche la cosiddetta “pittura sociale”. Diversi fattori, non ultimo il rapido sviluppo industriale, provocano un forte interesse per le questioni sociali, come si vede da dipinti come “La raccolta dei Bozzoli” di Segantini o “La Strigliatura della canapa” di Francesco Filippini.
Infine, l’esposizione presenta anche un interessante excursus all’interno della ritrattistica e della natura morta. La ritrattistica si evolve, diventa più libera e tende a sondare l’interiorità psicologica. Anche la natura morta approda a risultati molto alti come nel caso di Giuseppe Pellizza da Volpedo con “Le zucche” e del ticinese Luigi Rossi.





















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