A Venezia, tra le sue foreste dalmate
Zoran Music. Estreme figure
Palazzo Franchetti, Venezia
.: quando:
dal 3 dicembre 2009 al 7 marzo 2010
Si sentiva orgogliosamente partecipe alla fondazione di Venezia: “…Una regione, la mia, un tempo coperta di querce, il cui legno è servito per fare le palafitte su cui è costruita Venezia. Senza parlare degli alberi delle sue galere. Il mio paese ha contribuito a modo suo alla potenza della Serenissima.”
Un viandante mitteleuropeo, in fondo sempre heimatlos (letteralmente dal tedesco “senza patria”, ndr) il dalmata Zoran Music è nato a Gorizia nel 1909, a quell’epoca facente parte dell’impero austro-ungarico, crocevia di razze, culture e idiomi.
Passò l’infanzia in Dalmazia, poi fu profugo in Stiria e Carinzia, fece l’Accademia a Zagabria, soggiornò a lungo in Spagna sulle tracce di Goya, nella Trieste post-imperiale, a Venezia, e a Praga.
Segnato dalla terribile esperienza di deportazione a Dachau, arrivò a Venezia, dove sarebbe vissuto in alternanza con Parigi fino alla morte, nel maggio 2005.
La mostra “Zoran Music. Estreme figure” è a Venezia, a Palazzo Franchetti, sede dell’Istituto Veneto di scienze, lettere e arti, dal 3 dicembre 2009 al 7 marzo 2010.
Zoran Music. Estreme figure celebra il centenario della nascita dell’artista e si compone di oltre ottanta opere, tra oli e lavori su carta, alcuni dei quali inediti ed esposti per la prima volta.
Specialmente gli ultimi trent’anni della carriera pittorica dell’artista vengono indagati, con opere nelle quali la sua figurazione scarnificata si fa estrema.
L’artista dalmata è considerato tra le figure fondamentali del Novecento.
L’opera di Music attraversa infatti quasi tutto il secolo scorso e nel suo segno scabro ed essenziale ricerca quell’essenza e quel senso della Vita, messa a dura prova dal trauma di Dachau, che senz’altro contribuì a renderlo sobrio e cauto nell’uso del colore.
Opere mai viste in pubblico prima d’ora, le visioni di Venezia sono interiori e intimissime.
Molto intense e di grande impatto le opere del ciclo Non siamo gli ultimi, che rievoca l’indelebile esperenza a Dachau, le Figure grigie degli anni novanta e i suoi ultimi autoritratti.
Fonte di ispirazione inesauribile è inoltre la moglie Ida, da sola o nel Doppio ritratto, con lui che la dipinge, sapendo di avere di fronte l’insondabile mistero della femminilità.
Informazioni
Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 18
Biglietti: intero euro 9; ridotto euro 7,50






















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