Personale di Adel Abdessemed
Le Ali di Dio
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino
.: quando:
dal 12 febbraio al 18 maggio 2009
Costruisce messe in scena di ferocia, opere di forte impatto visivo ed emozionale, rimandando ad una cultura del terrore e della paura propria di ogni guerra. Adel Abdessemed si conferma un enfant terrible, autore di opere scioccanti ad alto contenuto di controversia.
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino presenta “Le Ali di Dio”, la prima mostra personale in Italia dell’artista franco-algerino, nato nel 1971 a Costantina, in Algeria, che ora vive e lavora a New York.
Dal 12 febbraio al 18 maggio la mostra prende forma attraverso video, fotografie e installazioni dai contenuti potenti e dalla carica eversiva, affrontando temi nevralgici quali sesso, religione e politica.
Usando un linguaggio scarno e diretto, Abdessemed racconta una realtà fatta di violenza e dà voce ai disagi provocati dalle differenze di genere, di religione, di provenienza sociale e geografica, mostrando una società contemporanea fatta di prevaricazione e aggressività.
Il protagonista del video Trust Me, 2007 è il cantante David Moss che impersona un vampiro mentre intona differenti inni nazionali. Sempre Moss in Hot Blood, 2008 indossa un naso da pagliaccio e canta: “I am a terrorist, you are, you I, am I am I a terrorist?”.
La ferocia dell’animale o la violenza che l’uomo riversa sull’animale sono temi molto presenti nel suo lavoro.
Abdessemed porta e fotografa sulle strade di Parigi animali selvaggi provenienti dal Nord Africa, talvolta pericolosi, come cinghiali (Sept Frères, 2006), un serpente (Zéro Tolérance, 2006), un leone (Séparation, 2006).
Mentre nella video-installazione “Don’t Trust me”, 2008, sei video riprendono altrettanti animali colpiti a morte, documentando le pratiche ancora diffuse nei macelli della campagna messicana.
Secondo Adel Abdessemed la politica della tolleranza zero è in primo luogo una pratica, la scelta, che compiamo quotidianamente, tra un atto di distruzione e, invece, uno di creazione.
In questo consiste anche la responsabilità dell’arte, come risulta dalle opere in mostra.






















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