Rothko e Giotto, passione a tinte forti
Rothko / Giotto. Tactility in Painting
Gemäldegalerie, Berlino
.: quando:
dal 6 febbraio al 3 maggio 2009
Che cos’hanno in comune una “Crocifissione” medievale con una grande tela impregnata di colore rosso? Se vedere nella stessa stanza un capolavoro di Giotto e un famoso quadro di Rothko, credete di essere vittima di un’allucinazione?
Per avere una risposta alle domande, vi basta andare alla mostra “Rothko / Giotto – Tactility in Painting”, aperta dal 6 febbraio al 3 maggio 2009 presso la Gemäldegalerie di Berlino.
Mark Rothko, uno dei protagonisti dell’Espressionismo Astratto (anche se non si considerava tale…) è famoso in tutto il mondo grazie alle inconfondibili tele cromatiche. Egli, insieme ad altri artisti, diede vita alla cosiddetta “pittura a campi di colore”, celebrando la forza espressiva del colore.
Il pittore americano si confrontò per tutta la vita con questioni filosofiche, estetiche e storiografiche, in base alle quali egli ridefinì costantemente il proprio ruolo di artista. Molte delle sue concezioni sono state recentemente pubblicate nello scritto “The Artist’s Reality”.
In questi scritti, così come nelle ultime opere, è svelato il legame con l’arte italiana prerinascimentale, che Rothko studiò appassionatamente, in particolare con i quadri di Giotto, genio assoluto della pittura italiana.
Rothko fu attratto dall’abilità compositiva di Giotto, dalla sua capacità di organizzare lo spazio e di esprimere la varietà della condizione umana attraverso il colore, esemplificando il concetto di “tattilità”.
L’artista cercò così di intensificare la propria costellazione di colori, che dovevano essere vissuti dall’osservatore come rappresentazioni di azione ed emozione.
La vicinanza di Rothko con le opere dell’arte medievale e rinascimentale è il punto focale della mostra. La presentazione della sua tela “Reds no. 5” al fianco del grande dipinto di Giotto “Morte della Vergine” e “Crocifissione”, porta lo spettatore a contemplare l’intrigante relazione tra i due artisti.
Anche lo spazio espositivo corrisponde alla concezione artistica dello spazio di Rothko, che voleva per i suoi ultimi quadri degli spazi come quelli delle cappelle, nei quali il viaggiatore o il pellegrino potessero contemplare il dettaglio di un dipinto in una piccola stanza.






















Scrivi un commento!
Mi chiedo: come si può ‘Giotto e il Trecento’ mentre un’altra mostra sul Grande Maestro è in corso in Europa? Ci troveremo al solito bluf (mostre annunciate come mega che in realtà sono una buona campagna di marketing). Mi auguro di no. Potete condividere con me le vostre impressioni in merito? Grazie, walter.
Caro Walter, da come viene presentata la mostra a cui ti riferisci tu, credo proprio che non sia la bufala mediatica, anzi… si parla di 150 capolavori, di cui almeno 20 sono opere di Giotto. Venti opere non sono poche: mentre alla mostra di Rothko, le opere di Giotto sono solo un paio. Quindi direi che si può andare a Roma senza temere di incorrere nella “fregatura”, anche perchè, oltre alle venti tavole di Giotto, le altre opere sono di artisti come Arnolfo di cambio, Cimabue e Giovanni Pisano. Comuqnue sono pienamnete d’accordo: troppe volte i titoli delle mostre sono fuorvianti e promettono senza mantenere. Tra oggi e domani comunque ci occuperemo anche della mostra di Giotto al Vittoriano con un articolo ad hoc, quindi continua a seguirci… e se vuoi a commentarci!
Cioa e buona giornata
Margherita