Piccio il grande
Il Po e le sue rive gli ispirarono i paesaggi più belli, veri capolavori paesaggistici. Nel grande fiume amò sempre nuotare sfidando la corrente. E proprio le acque del Po restituirono il suo corpo senza vita.
Fu la fine misteriosa di un artista tormentato ed errante, mosso dalla tipica inquietudine romantica, sempre alla ricerca di nuovi spunti.
Il fascino della vita di Giovanni Carnovali detto il Piccio, (Luino 1804 – Cremona 1873), lo si ritrova attraverso 150 dipinti, disegni e bozzetti provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, in mostra al Centro culturale Santa Maria della Pietà di Cremona.
Dalla creatività precoce, che gli valse il soprannome, il Piccio fu protagonista dell’innovazione del linguaggio pittorico dell’Ottocento italiano.
Protagonista del naturalismo lombardo, capace di accenti romantici e di un realismo spietato, “Piccio, l’ultimo romantico” è in mostra dal 24 febbraio al 10 giugno.
Come per i Macchiaioli toscani o gli Impressionisti francesi, la grandezza del Piccio fu apprezzata appieno solo nel Novecento.
Il suo linguaggio pittorico molto moderno anticipa i fermenti della Scapigliatura, del Divisionismo e addirittura del Futurismo.
In realtà il Piccio si rifà alla tradizione del naturalismo lombardo, da Lotto e Moroni al Ceruti, e alle suggestioni luministiche di Leonardo e del Correggio.
In un realismo impressionante, sfilano nei suoi dipinti nobili e borghesi, imprenditori e intellettuali, tra Cremona e Bergamo (sue città d’adozione).






















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