Babilonia, città di angeli e demoni
Babilonia. Mito e verità
Museo di Pergamo, Berlino
.: quando:
dal 26 giugno al 5 ottobre 2008
Odiata, dannata, ammirata. Antichissima e leggendaria culla di civiltà, o ripugnante ricettacolo del vizio? Edificata per arrivare a Dio o per sfidare l’ira del cielo? Mai una città fu così esaltata e demonizzata come Babilonia.
Babilonia, eterno simbolo di un’umanità che pecca di hybris, l’arroganza contro gli dei. La capitale che attraverso i secoli ha acceso la fantasia e i sogni di poeti, storici, profeti, viaggiatori, artisti. Dal 26 giugno al 5 ottobre, Berlino le dedica una mostra presso il Museo di Pergamo.
L’esposizione “Babilonia. Mito e verità” esplora cinque millenni di storia (dal II millennio avanti Cristo fino ai primi del Novecento) e rende omaggio alla città, sottolineandone il peso culturale nell’immaginario collettivo.
Reperti, documenti, dipinti e immagini cinematografiche raccontano il duplice volto di Babilonia. Dalla ricostruzione della Porta di Ishtar, che rimanda alla metropoli erudita e invidiata, ai dipinti che rappresentano la biblica Torre di Babele come luogo di smodato orgoglio umano (in primis il quadro di Pieter Bruegel il vecchio).
La mostra indaga sulla Babilonia storica, quella visitata da Erodoto: un complesso di sette piattaforme quadrate sovrapposte, sormontate dal tempio di Marduk – una sorta di Zeus mesopotamico – per un’altezza di 91 metri.
Dopo la storia, mito e “leggenda nera” si incontrano: Babilonia è la superbia punita, il caos demoniaco tramandato dalla tradizione ebraico-cristiana. Ma affiora anche una diversa prospettiva: per i mesopotamici non si trattava di una sfida, bensì di un omaggio a dio: la città che si protende come legame tra terra e cielo.
Il Rinascimento e l’Illuminismo esaltarono Babilonia come emblema del progresso, mentre il Romanticismo vi lesse il risvolto inquietante della rivoluzione industriale e le aberrazioni di un progresso disumano.
L’esposizione chiude con le immagini della torre in fiamme tratte dal capolavoro “Intolerance” di David Wark Griffith (1916) dove storia e mito si incontrano: il regista infatti inserisce il motivo della caduta all’interno della ricostruzione basata sulle coeve scoperte archeologiche.






















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