Quel tedesco dal cuore rinascimentale
Come tedesco, era affascinato dalle regole, dalla precisione, dalla matematica.
Come artista, fu inquieto e rigoroso, visionario e impegnato, incantato dalle leggi di natura e dai misteri dell’animo umano.
Produsse dipinti, incisioni, xilografie, più di mille disegni e tre libri stampati sulla geometria, le fortificazioni e la teoria della proporzione umana.
Albrecht Dürer (Norimberga 1471 – 1528) si appassionò a ogni espressione del suo tempo, come si conviene ai grandi del Rinascimento. Non a caso amò il genio di Leonardo da Vinci e le produzioni degli artisti italiani.
La mostra “Dürer e l’Italia” allestita alle Scuderie del Quirinale dal 10 marzo al 10 giugno indaga lo stretto legame dell’artista col nostro Paese, nel confronto delle sue opere con quelle di Leonardo, Mantegna, Giovanni Bellini, Pollaiolo.
A sua volta Dürer influenzò artisti come Raffaello e Caravaggio.
Le opere provengono dai principali musei tedeschi, da Vienna, da Washington, da Madrid e da Londra, soprattutto da Firenze.
La Galleria degli Uffizi presta tutte le opere di Dürer in suo possesso.
Così il visitatore potrà ammirare la commovente “Adorazione dei Magi” e il ritratto di Albrecht Dürer il Vecchio.
Inoltre una serie di incisioni e disegni proviene dal Gabinetto delle Stampe e dei Disegni degli Uffizi, che dal 29 marzo al 10 giugno ospiterà la mostra “Albrecht Dürer incisore”, a complemento della mostra romana.






















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Ho visto la trasmissione di domenica 6 Maggio su Rai3 di Daverio e sono veramente rimasto sorpreso da tanta voluta cecità. Sia per la visita alla mostra di Piero della Francesca che per quella di Durer a Roma l’illustre critico ignora la presenza di elementi neoplatonici e simbolici nell’opera di entrambi. E si che Piero ha studiato a fondo il primo Neoplatonico del rinascimento, il Cusano. E lo stesso Durer passando da Bressanone ha certamente attinto da quella filosofia. Come si fa ad ignorare in un servizio sulla mostra un’opera come MelencoliaI, che non è solo legata alla malinconia dell’artista, ma che ha riferimenti simbolici evidenti agli studi alchemici. Quelle che Daverio definisce “fantasie quasi surreali” costituiscono in realtà la base portante di tutta la sua opera e in particolare MelencoliaI, che da sempre è considerata il suo testamento spirituale. In altra occasione, a proposito del Cenacolo di Leonardo, Daverio aveva affermato che nell’opera non vi era nulla di neoplatonico né elementi mistici quando invece è sempre più evidente la presenza neoplatonica nelle opere del Vinciano.