Galeotto fu il montone, e chi lo spolpò
Leonardo Cremonini. La luminosità della vita
Museo Le Carceri, Asiago (Vicenza)
.: quando:
dal 24 luglio al 12 settembre 2010
Critico nei suoi giudizi sull’arte contemporanea, per lui “arte applicata”, gioco senza impegno, facile provocazione, indica la necessità della pittura “implicata”, cioè implicata nella vita e nella realtà. Leonardo Cremonini ha fede incrollabile nella pittura come medium privilegiato per esprimere la verità dei sentimenti.
Per lui l’arte riguarda l’uomo e il suo destino ultimo. In tempi in cui si è perduta l’equivalenza tra arte e vita, ci voleva il genio e il coraggio di Cremonini per ricordarcelo fino in fondo.
È morto il 12 aprile scorso a Parigi. Al Museo Le Carceri di Asiago (Vicenza) viene ora allestita la personale dedicata all’artista bolognese “Leonardo Cremonini. La luminosità della vita. Olii, disegni, acquerelli.”
Le articolate e incessanti ricerche di uno dei pittori figurativi più significativi del secondo Novecento sono rappresentate da 35 olii e 40 disegni e acquerelli, dagli anni di formazione presso l’Accademia di Brera sino ai lavori più recenti.
Cominciando dagli insegnamenti accademici, scopre nello studio del paesaggio una decisa libertà stilistica e un nuovo sistema compositivo, come per gli squarci lacustri dell’Isola Comacina o della laguna veneta.
Le nature morte, o i richiami all’atelier, si alternano ai ritratti dei familiari e degli amici, maturando col tempo un segno sempre più innovativo.
Lavora solamente sul visibile, col modello e il tema, mai dalla memoria; cercando di vedere come la materia può essere un supporto eloquente per tradurre il sentimento del visibile.
A partire dal 1950 accade quasi una rottura, totale e definitiva, nel suo lavoro: la scoperta di un osso di montone raccolto nei ghiacciai delle Alpi a nord di Bolzano.
Cremonini disegna quest’osso bianco, perfettamente pulito dai rapaci, e capisce che la forma è il ricettacolo più generoso per riflettere l’irrazionale, l’incosciente, dunque l’immaginario.
Come se la forma d’osso nella sua perennità strutturale fosse il senso della vita. Da quel momento inizia a disegnare d’immaginazione; ha ancora dei rapporti col visibile, ma soltanto con la luce, non con la forma.
Nelle sue opere il visibile è soltanto il mare, il cielo, un muro. Mostra nei suoi quadri, come pure nei disegni e acquerelli, il percorso di una ricerca tutta razionale, ma rivelatrice dell’inconscio, con i suoi turbamenti e le sue contraddizioni.
“Leonardo Cremonini. La luminosità della vita. Olii, disegni, acquerelli” è a ingresso libero dal 24 luglio al 12 settembre.






















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