Mantova, manifesto futurista
Futurismo e Dadaismo a confronto
Casa del Mantegna, Mantova
.: quando:
dal 13 dicembre 2009 al 28 febbraio 2010
A cent’anni dalla pubblicazione del celebre Manifesto e a 76 dalla storica Esposizione Futurista di Palazzo Ducale, la città di Mantova indaga analogie e divergenze di Futurismo e Dadaismo.
“Futurismo e Dada. Da Marinetti a Tzara. Mantova e l’Europa, nel segno dell’Avanguardia.” dura dal 13 dicembre 2009 al 28 febbraio 2010.
Soprattutto le divergenze, visto che Dada ancor più drasticamente si poneva in contrasto con la società e con le tradizioni, fino a voler fare tabula rasa di tutte le regole che fino allora avevano codificato la creazione artistica.
In comune rimanevano lo spirito dissacrante, le serate provocatorie e irriverenti, la volontà di “rivoluzione tipografica”, l’uso massiccio dei mezzi di comunicazione e delle riviste, la commistione tra generi tradizionalmente separati.
Mantova, rispetto alla storia dei due movimenti, ha un ruolo in qualche modo particolare, unico.
La città fu, infatti, sede di un dibattito intellettuale condotto per “organi di stampa”: da un lato le riviste edite da Somenzi (che fu anche il principale promotore della grande mostra futurista tenutasi a Palazzo Ducale nel 1933), che diventeranno il vero e proprio organo di stampa del movimento marinettiano, e quelle pubblicate da Fiozzi e Cantarelli: “Procellaria” (1917-1920) e l’unica testata dadaista italiana, “Bleu” (1920-1921).
Intorno a queste fucine di pensiero conversero intellettuali di valore e artisti, in primis lo stesso Martinetti.
È l’8 febbraio del 1909 quando, in anticipo di qualche giorno rispetto alla sua pubblicazione ufficiale su “Le Figaro”, appare su “La Gazzetta di Mantova” il primo manifesto del Futurismo, firmato da Filippo Tommaso Marinetti.
La mostra della Casa del Mantegna rievoca questa intensa pagina di storia e d’arte e lo fa riunendo importanti opere di pittura e grafica del primo e secondo Futurismo (da Marinetti fino a Balla, Boccioni, Bragaglia, Cangiullo, Carrà, Conti, Depero e Munari), i cui temi vennero fatti propri dagli artisti mantovani.





















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