L’opposizione al nazismo spinse Arturo Toscanini ad abbandonare il Festival di Bayreuth (dove era stato il primo musicista non di scuola tedesca a dirigere) nel 1933 e quello di Salisburgo nel 1938; sostenne invece, a propria spesa, un’orchestra di profughi ebrei scappati in Palestina (oggi il complesso si chiama la Filarmonica d’Israele) e un nuovo festival a Lucerna (oggi uno dei più importanti del mondo).
E’ solo un aspetto della poliedrica personalità di Arturo Toscanini, nato nel 1867 da una famiglia della Parma popolare e garibaldina.
Con rigorosa professionalità e incontenibile energia creò il ruolo del moderno direttore d’orchestra.
Iniziò la carriera quando Verdi stava ancora componendo l’Otello e la concluse nell’èra dei concerti televisivi e della stereofonia, dopo 70 anni di straordinaria carriera.
A cinquant’anni dalla morte, avvenuta il 16 gennaio 1957, molte le iniziative per ricordare il Maestro.
Nei primi trent’anni del Novecento diresse la Scala, che la sera del 16 gennaio gli dedica un concerto a ingresso libero.
Fu anche direttore del Metropolitan e della Filarmonica di New York, che pure ricorda il Toscanini collezionista con una preziosa mostra curata dalla Fondazione Mazzotta: “Maestro’s secret music” è alla New Philarmonic Opera; in autunno arriverà a Livorno.
Tante le celebrazioni in programma nella natia Parma, dove nell’anno toscaniniano riapre rinnovato il museo “Casa Natale Arturo Toscanini”; un viaggio nella vita del grande direttore d’orchestra tra documenti, foto, memorabilia, video e ipertesti.
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