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Cento anni di rivoluzione futurista

Umberto Boccioni, Visioni simultanee (1911), olio su tela, cm 60,5x60,5. Von der Heydt-Museum, Wuppertal“Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno”.
(Filippo Tommaso Marinetti.)
Cento anni fa nasceva la madre di tutte le avanguardie, il Futurismo.

L’inizio ufficiale del movimento risale al 20 febbraio 1909, quando sul quotidiano francese “Le Figaro” è pubblicato il “Manifesto del futurismo” del poeta Filippo Tommaso Marinetti.

Nato nel segno della ribellione, il Futurismo affonda le proprie radici in un periodo di cambiamenti radicali: le trasformazioni sociali, i rivolgimenti politici, le sconvolgenti scoperte tecnologiche e scientifiche.

L’immensità del cambiamento non ha precedenti e sono proprio gli intellettuali e gli artisti ad avvertire con profonda consapevolezza che il mondo sta cambiando, e con esso persino la percezione dello spazio e del tempo e il modo di vivere della gente.

E’ l’età del telegrafo senza fili, della radio, degli aeroplani, del progresso, delle macchine. Marinetti nel suo manifesto esalta con entusiasmo il dinamismo, la velocità, l’industria e la guerra intesa come “igiene del mondo”.

I futuristi sono degli “enfants terribles”: giovani irriverenti, baldanzosi e arditi. Condannano con violenza ogni passatismo e il loro motto (coniato sempre da Marinetti) è “uccidiamo il chiaro di luna”: un incitamento a realizzare un’arte rivoluzionaria e capace di lasciare il segno anche sulla quotidianità, imponendo una nuova visione del mondo.

Giacomo Balla, Dinamismo di un cane al guinzaglio (1912)I nuovi artisti esplorano ogni forma possibile: pittura, scultura, poesia, teatro, musica, architettura, danza, fotografia, cinema e… gastronomia, ma al di là della pervasitvità in ogni aspetto della vita e del costume, i risultati più alti sono quelli conseguiti in campo figurativo.

A Milano i pittori divisionisti Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Giacomo Balla, Gino Severini e Luigi Russolo, firmano il “Manifesto tecnico della pittura futurista” che abolisce la prospettiva tradizionale e fa propria una “estetica della velocità”: nelle opere futuriste prevale il dinamismo, il movimento e la visione da più punti di vista.

Nel 1910 Boccioni, Carrà e Russolo, espongono a Milano le prime opere futuriste alla “Mostra d’arte libera” nella fabbrica Ricordi.

In occasione dei primi cento anni del Futurismo sono previste importanti mostre e manifestazioni sia in Italia che all’estero, per rendere omaggio al movimento che ha segnato tutto il Novecento.

Mostre sul Futurismo


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