“Se vedi un affamato non dargli del riso: insegnagli a coltivarlo” diceva Confucio.
Molte persone volonterose hanno seguito la massima del filosofo cinese e hanno creato realtà di cooperazione e solidarietà economica a favore dei lavoratori delle parti povere del mondo.
Alle tante cooperative di commercio equo e solidale viene da pensare ancor più in quei periodi dell’anno in cui ci si avvicina alle festività, come quelle natalizie.
Sono momenti di gioia, di doni, ma spesso di consumo superfluo di chi ha già tanto.
Un regalo che aiuti economicamente chi è nato nei luoghi difficili del pianeta può però arricchirsi di un contenuto speciale e prezioso.
Un regalo, quando è anche un gesto d’aiuto, rende felice più di una persona: chi lo riceve, noi che lo facciamo e la persona che dal nostro piccolo gesto ricava molto.
Come afferma James Joyce: “Mentre tu hai una cosa, questa può esserti tolta. Ma quando tu la dai, ecco, l’hai data. Nessun ladro te la può rubare. E allora è tua per sempre.”
C’è chi festeggia perché è felice, perché sta bene, perché la vita gli sorride.
C’è chi invece può trovarsi in situazioni difficili, per malattia o povertà, vicino a noi o in posti dove gli elementari diritti civili sono calpestati (si pensi semplicemente alle donne o alla libertà di espressione in paesi dominati dall’ignoranza o dall’estremismo ideologico).
È il momento di dare sostanza ai nostri “indiscutibili buoni propositi”.
Perché in fondo, a chi ha bisogno, non interessa sapere se e quanto siamo buoni.
Forse neppure esistono le persone buone!
Ciò che conta è vedere persone che compiono atti di bontà.
Più di tante frasi vuote, un regalo etico, di solidarietà, è un atto concreto, che smentisce la simpatica frase sarcastica di Marcello Marchesi: “Nessuno si è mai ammazzato perché non riusciva ad amare il prossimo suo come sé stesso!”
Facile scrivere: “Che pena i poveri del terzo mondo! Quanto mi spiace che abbia una grave malattia! Poverini i bambini africani che muoiono di fame!”
Noi di LeggieVai amiamo le parole, ci lavoriamo.
Ma in questo caso l’energia letteraria è nulla se non ne scaturisce un atto di bontà.
“I vicini devono fare come le tegole del tetto, a darsi l’acqua l’un l’altro.”
Come Giovanni Verga, proviamo a immaginarci tutti tegole di uno stesso tetto.
E capiremo che “aridità” e “siccità” non sono soltanto fenomeni climatici.
Buone occasioni di farvi del bene!
E Felici Feste.
La Redazione
Idee regali solidali per Natale
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