Amore si protende per baciare la bellissima Psiche, che ricambia l’abbraccio con estatico abbandono. Una ninfa dorme, mostrando la schiena delicata e le forme perfette. Gesti lievi, corpi sottili e sensuali, scolpiti nel marmo candido e levigato.
Le statue trasmettono un ideale di bellezza eterna senza mai essere fredde né statiche: perché una vita fatta di grazia scorre in loro.
Antonio Canova (Possagno, 1757 – Venezia,1822), fu il cantore della bellezza femminile, l’artista che immortalò la mitologia greca, il più grande esponente del Neoclassicismo.
Iniziò il proprio apprendistato a Venezia, quando era ancora adolescente. Subì l’influenza del Bernini, in seguito a Roma si dedicò allo studio della statuaria antica. Si ispirò alla classicità greca, trascendendo però la semplice imitazione: fece rivivere lo splendore delle statue antiche, infondendovi un’eleganza e una grazia mai leziosa o“epidermica”, ma profondamente spirituale.
Canova diede vita a capolavori come “Ebe”, “Amore e Psiche”, Venere e Adone”, nei quali l’ideale neoclassico raggiunse la massima espressione.
Ebbe immenso successo e gloria imperitura: fu conteso da papi, sovrani e principi di tutto il mondo, e nessuno mai riuscì a eguagliare l’armonia e il nitore abbagliante delle sue opere.
Mostre con opere di Antonio Canova
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