“C’è anche un Michelangelo da Caravaggio che fa a Roma cose meravigliose”
(K. van Mander, da “Il libro dei pittori”, 1604)
Genio e sregolatezza. Forse nessun altro artista ha incarnato questo binomio come Michelangelo Merisi, detto il “Caravaggio” dal paese che gli diede i natali, nel 1571. Violento e impulsivo, sempre in fuga da una città all’altra, questo pittore rivoluzionario visse tra luce e tenebra, protagoniste dei suoi capolavori.
Conobbe un successo sfolgorante, ebbe la stima dei potenti, fu amato da molti, ma fu anche un assassino e un reietto, perseguitato dai nemici fino alla morte.
Toccato da Dio, dicevano, quando dipingeva Cristo nella “Cena in Emmaus”; dannato dal Diavolo, quando osò ritrarre la Vergine prendendo come “modella” una prostituta morta annegata nel Tevere.
Nei suoi dipinti si resta sconcertati dal realismo dirompente, dalla religiosità contaminata dal quotidiano, dai bagliori accecanti della luce che taglia la tela e illumina personaggi di sconvolgente umanità.
Fu unico, innovatore, inimitabile. Spazzò via teorie e canoni con la forza del proprio impetuoso talento. Condusse una vita torbida, bruciò gli ultimi anni tra opere immortali e risse sanguinarie e trovò la fine in un’agonia atroce sulla spiaggia di Porto Ercole, nel 1610, consumato dalla malaria.
Una curiosità: per un delitto a Campo Marzio, Caravaggio venne condannato alla decapitazione, che poteva esser eseguita da chiunque lo avesse riconosciuto per la strada!
In seguito alla condanna, nei dipinti dell’artista lombardo cominciarono ossessivamente a comparire personaggi giustiziati con la testa mozzata, dove il suo macabro autoritratto prendeva spesso il posto del condannato.
Mostre di Caravaggio
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