Corpi sensuali che si avvinghiano, fluttuando in uno spazio liquido. Muse dal volto enigmatico e dallo sguardo inquietante: pelle bianchissima, chioma corvina o ramata, rosso sorriso ambiguo. E oro, oro dappertutto, oro che ricopre la carne, gli sfondi, i colori.
Klimt ritrae spesso le donne: bellezze aristocratiche, forme delicate e conturbanti, visi languidi dalla torbida sensualità . Donne fatali che assumono valenze simboliche e racchiudono riferimenti ai sogni, all’angoscia, alla morte.
Gustav Klimt nasce nel 1862 a Baumgarten, vicino a Vienna.
Inizialmente crea decorazioni pittoriche per pubblici edifici e provoca subito scandalo per l’ardito erotismo e l’audacia compositiva; è lontano dalle Avanguardie ma assimila le tendenze dell’Art Nouveau. Sancisce la propria estraneità all’accademismo nel 1897, fondando la Secessione Viennese e nel 1906 forma il nuovo gruppo Kunstschau Wien.
Espone insieme a Rodin, Böcklin, Khnopff; le accuse di oscenità perseguitano il suo operato, ma non mancano prestigiosi riconoscimenti internazionali. A Ravenna Klimt è folgorato dai mosaici bizantini, cui si ispira per il proprio stile ricco e complesso: i quadri diventano gioielli (un’eco lontana dell’attività di oreficeria del padre) e il preziosismo suscita senso di straniamento e mistero.
Si spegne nel 1918, in seguito a un ictus. L’amico Egon Schiele lo ritrae sul letto di morte.
Mostre Klimt
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