“La luce può fare tutto. Le ombre lavorano per me. Io faccio le ombre. Io faccio la luce. Io posso creare tutto con la mia macchina fotografica.” Plausibile per chi scrive di sé in questi termini scegliersi uno pseudonimo quale “Uomo Raggio”. Questo era Man Ray, poeta e pittore dissacratore che esplorò nelle sue opere la sensualità dei corpi, gli effetti della luce e il simbolismo delle ombre.
Nato nel 1890 a Philadelfia col nome Emmanuel Radnitsky, Man Ray passò la vita tra America e Francia, dove morì nel 1976. Amante del mistero si presentò a tutti con lo pseudonimo di Man Ray, fondò la corrente americana del dadaismo e fu perfetto interprete del surrealismo.
Espresse il suo amore per la luce e per il mutare delle ombre utilizzando tecniche sperimentali come la solarizzazione, il collage e le rayografie, delle quali erroneamente rivendicava la paternità.
Quale che fosse il soggetto, le fotografie di Man Ray ci appaiono sempre con un senso si estraniazione, come vere e proprie proiezioni d’immagini mentali. Un esempio su tutti la famosa “Larmes”, che evidenzia il particolare dell’occhio di una ballerina di cancan su cui spunta un lacrima di vetro senza emozione, nata a causa del trucco pesante.
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