“Raffaello è sempre riuscito a fare quello che gli altri vagheggiavano di fare”
(J. W. Goethe)
La sua vita fu una breve avventura sulla terra, la sua arte fu uno dei vertici assoluti del Rinascimento.
Raffaello Sanzio, geniale pittore e architetto, nasce a Urbino il 6 aprile del 1483, di venerdì santo, e muore a Roma sempre il 6 aprile del 1520, sempre di venerdì santo, a soli 37 anni. Una vita racchiusa tra due giorni identici di nascita e morte.
Secondo molti dei biografi di Raffaello, un uomo che nasce e muore nel giorno della morte di Gesù Cristo… non può avere un destino comune. Alcuni vedono un marchio divino nella coincidenza del giorno della settimana (venerdì santo) e nell’orario (che in verità non è certo) delle tre del mattino.
Certo divina è la sua arte: Raffaello è un pittore profondo, coltissimo, sempre in fervido scambio con i più grandi artisti a lui contemporanei come Leonardo e Michelangelo. Nei suoi capolavori risplende la serenità dei volti, la perfezione delle figure, la meravigliosa e classica bellezza delle forme.
Rimasto orfano da bambino, eredita la fiorente bottega del padre: già a diciassette anni è un artista completo ed è giudicato “magister” e “illustris”. Le recentissime scoperte storiografiche ridimensionano il ruolo del Perugino, almeno per quanto riguarda gli anni giovanili della formazione dell’artista.
Realizza un numero infinito di capolavori. Qui citiamo soltanto l’indimenticabile “Madonna della seggiola”, dove la Madre di Dio è una miracolosa sintesi di dolcezza fanciullesca e fascino ipnotico; gli affreschi per le stanze Vaticane, tra cui la celeberrima “Scuola di Atene”, e la stupefacente “Trasfigurazione”.
La morte lo strappa via proprio da questo ultimo capolavoro, che viene poi completato nella parte inferiore da Giulio Romano.
Mostre su Raffaello Sanzio
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