“Quando sono arrivato a New York mi hanno chiesto una definizione di surrealismo. Ho risposto: il surrealismo sono io”
Chi era Salvador Dalí, artista eccentrico e imprevedibile, che impresse un segno indelebile sul Novecento?
Nacque a Figueras, in Spagna, nel 1904. Talento precoce e versatile, fu pittore, scrittore, sceneggiatore, disegnatore di gioielli e mobili. Conobbe i più grandi artisti e intellettuali della propria epoca: da Picasso a Freud, da Mirò a Buñuel.
Abbracciò (per poi rinnegarlo) il Surrealismo e sbocciarono capolavori intessuti di suggestioni psicanalitiche: incubi allucinati, grovigli di simboli, nevrosi condite con massicce dosi di paranoia, come “Il grande masturbatore” o Costruzione leggera con fagioli bolliti”.
Fu un ribelle, ma appoggiò il Generalissimo Franco. Fu un irriverente, ma si immerse nel cristianesimo: scrisse il Manifesto Mistico, illustrò la Bibbia e diede vita a un’arte sacra visionaria e fiammeggiante. Ebbe una sola compagna per tutta la vita: Gala, amata musa ispiratrice.
Il mondo rese omaggio al suo genio con mostre e retrospettive. Morì a 1989 di un colpo apoplettico, e l’epitaffio più azzeccato sarebbero state le sue stesse parole: “Forse sarò disprezzato e incompreso, ma sarò un grande genio, sono certo di questo”.
Mostre di Dali
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