Nietzsche affermava che “ogni artista non ha a disposizione soltanto la propria intelligenza, ma anche quella dei suoi amici”. Certamente questa frase era valida per due grandissimi scultori italiani, considerati gli iniziatori del Rinascimento: Donatello e Brunelleschi.
Tra gli aneddoti si narra che Donatello avesse scolpito un crocifisso in legno e l’avesse mostrato all’amico. Brunelleschi lo criticò immediatamente, sottolineando come quello fosse “un contadino e non un corpo simile a Gesù Cristo, il quale fu delicatissimo ed in tutte le parti il più perfetto uomo che nascesse giammai”.
La storia spiega differenze nell’opera dei due scultori. Brunelleschi è lo scultore dell’equilibrio tra uomo e mondo, di forme armoniose e pacate; Donatello è lo scultore del rapporto drammatico e conflittuale tra uomo e mondo, delle forme strappate alla materia, degli individui con fattezze di contadini.
Nato a Firenze nel 1386, creatore e massimo rappresentante del classicismo, Donatello visse l’ispirazione classica con straordinaria libertà e spregiudicatezza, superandone ogni volta i limiti. Sin dagli inizi della sua produzione Donatello tentò sempre con successo di rinnovare il linguaggio gotico come nel “David”, in cui l’ondulazione gotica già acquista un nuovo vigore naturalistico.
Mostre di Donatello
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